Particolare dell’anfora: Achille e Aiace giocano a dadi, Exekias, 550 – 530 a.C., Musei Vaticani, (fotografia di Jakob Bådagård, Wikipedia Commons)

 

Opera di uno dei più famosi ceramisti e ceramografi del VI secolo a.C., l’anfora a figure nere con Achille e Aiace che giocano a dadi è uno dei vasi più rappresentativi del mondo greco.

Essa risulta realizzata tra il 550 e il 530 a.C., periodo in cui era attivo ad Atene Exekias, nome di un noto ceramista e ceramografo che ha contribuito a mantenere viva la produzione di vasi attici a figure nere e il suo conseguente commercio per tutto il Mediterraneo: molti dei suoi vasi sono stati ritrovati anche in Etruria, infatti, a dimostrazione di quanto fosse vasto il campo di interesse della ceramica greca e dei suoi artigiani. L’anfora, oggi conservata ai Musei Vaticani, ospita una delle più famose scene che subito richiamano l’immaginario del mondo greco: Achille e Aiace sono raffigurati seduti su degli sgabelli e intenti a giocare a un gioco da tavolo. I protagonisti sono immediatamente riconoscibili perché i loro nomi sono chiaramente indicati sulla superficie del vaso, e li vediamo ritratti nella loro armatura: Achille completo di elmo, quello di Aiace invece appoggiato sullo scudo che a sua volta si appoggia a un’immaginaria parete, esattamente come quello di Achille; si notano anche le lance, appoggiate sulle spalle. La scena non sembra essere stata ripresa da nessuna opera omerica, quindi si suppone che sia un’invenzione dell’autore, che ha qui dipinto i due eroi in un momento ludico di spensieratezza, al di fuori dagli obblighi delle battaglie. Sebbene si faccia spesso riferimento al gioco dei dadi, in realtà non è chiaro a quale gioco stiano giocando, ma spesso si preferisce questa convenzione anche grazie al fatto che i due eroi siano rappresentati mentre comunicano il loro risultato, in quanto Exekias ha inciso vicino alle loro bocche dei numeri, come se i due eroi li stessero esclamando (Achille pronuncia “quattro” e Aiace “tre”).

Sebbene questa sia l’immagine più celebre, sul lato secondario del vaso, speculare a questo, c’è una raffigurazione dei Dioscuri: Castore accompagnato dal suo cavallo, Polluce che gioca con un cane e, insieme a loro, i genitori Leda e Tindaro, in presenza di un giovane che porta su di sé uno sgabello.

L’anfora è stata ritrovata a Vulci, all’interno di una tomba etrusca, conferma del potenziale commerciale che le ceramiche greche avevano assunto su scala mediterranea, giungendo in ambito etrusco poiché richieste da una clientela che ne riconosceva il valore e sicuramente anche il messaggio, e che decideva, dunque, di porre il vaso all’interno della tomba come elemento del corredo funerario del defunto.

La fama di Exekias ruota intorno alla sue capacità artistiche e narrative e la scena di Achille e Aiace che giocano a dadi si ripete su almeno 150 vasi per tutto il V secolo a.C., spesso arricchita da elementi in più, come per esempio la dea Atena raffigurata al centro tra i due eroi, o un albero sempre tra i due: dello stesso schema con Atena doveva esserci anche un gruppo statuario sull’Acropoli di Atene, sebbene non esista una fonte letteraria che descriva questo episodio scelto da Exekias, e nonostante lo stesso episodio li raffiguri in un momento di apparente tranquillità e lontano dai doveri: forse si  potrebbe inoltre trattare anche di uno schema simbolo della rivalità tra i due eroi, dove Aiace è l’eterno secondo, come dimostra lo scambio di battute tra i due, nel momento in cui Achille pronuncia il numero quattro e si presume, dunque, che di fronte al “tre” di Aiace lui stia vincendo. Exekias firma il suo vaso con la classifica formula “Exekias mi ha fatto e mi ha inciso”, formula che lo identifica come ceramista (cioè come colui che ha plasmato il vaso) e come ceramografo (cioè come colui che lo ha decorato attraverso la tecnica, in questo caso, a figure nere) ed è ovviamente l’autore di entrambe le scene del vaso, che erroneamente, spesso sono considerate slegate di loro perché a un primo sguardo gli schemi iconografici non sembrerebbero coincidere né attraverso i personaggi, né attraverso la narrazione di cui sono protagonisti. Achille e Aiace occupano tutto il riquadro in una perfetta organizzazione simmetrica, e lo sguardo dell’osservatore punta direttamente al supporto su cui è poggiato il gioco che tiene impegnati gli eroi, e le lance aiutano a mantenere questa composizione speculare dove le differenze sono poche e oltre a identificarsi nei tratti che rendono distinguibili i due protagonisti, si nota come Aiace non indossi l’elmo o come la posa di Achille sia più rilassata. L’armatura, inoltre, è un attributo che permette di identificare i due come dei guerrieri, e non significa necessariamente che i due fossero coinvolti in qualche battaglia: è infatti nell’interesse di Exekias rappresentare i personaggi nella loro intimità, spesso in atti meno canonici e che rispecchino un’essenza più umana. Dietro la decisione di rappresentare i due eroi in un momento legato al gioco, è possibile che infatti si nasconda una metafora; seppure nel gioco, i due mettono in atto le loro capacità, prefigurando la loro fortuna, o il destino: entrambi infatti vanno incontro alla morte, sebbene in maniere diverse (Aiace si suiciderà, mentre Achille morirà per mano di Paride), e il gioco metterebbe in scena il potere del fato e anche l’idea che a uno dei due spetta di vincere o perdere la partita. La scena, quindi, suggerisce che il gioco si trasformerà nella morte dell’eroe – Achille – e nella vergogna del suicida – Aiace.

Il lato secondario dell’anfora, ospita la scena con i Dioscuri che risulta apparentemente slegata dalla celebre scena di Achille e Aiace; tuttavia, una lettura iconologica delle due scene spiega il motivo di questa scelta iconografica: non esiste neanche per questa immagine un riferimento letterario, ma i Dioscuri erano molto popolari ad Atene e il loro culto veniva celebrato come quello di due figure portatrici dei valori dell’aristocrazia e della famiglia, oltre che del senso civico. Il cavallo in posizione centrale cattura immediatamente la scena, ed è probabile che i Dioscuri siano stati interpretati secondo le loro accezioni, Castore come cavaliere e Polluce come atleta, e inseriti in un’ambientazione anch’essa intima e familiare. Nell’immaginario ateniese, i due fratelli erano ugualmente celebrati come un’unica entità, e non bisogna quindi leggere in questa scena una particolare preferenza di Exekias nei confronti di uno piuttosto che di un altro, ma va anzi immersa nella realtà ateniese in cui è stata prodotta, nella quale un Greco avrebbe sicuramente riconosciuto tutti i rimandi iconografici di cui la scena è stata rivestita: si presume, dunque, che il messaggio principale che scaturisce dalla visione della scena è che i due Dioscuri siano vivi e appena tornati da una loro impresa, e accolti dai loro genitori.

L’anfora deve essere letta da diverse angolazioni e l’esigenza di decorare entrambe le facce del vaso ha portato Exekias a realizzare delle scene che sono sì slegate nei soggetti, ma non nel messaggio unitario. La scena con Achille e Aiace è quella su cui il ceramografo vuole porre l’attenzione, in quanto è quella che porta la sua firma; ma la scena con i Dioscuri non può essere considerata secondaria. In entrambi i lati vengono dipinte due coppie di eroi, ognuno dei quali si distingue per una particolare abilità e di conseguenza sull’anfora spicca su entrambi i lati il concetto dell’agon: sia i Dioscuri che Achille e Aiace sono rappresentati da quella che viene definita “la bella morte”, cioè una morte eroica, scandita anche dai momenti decisivi che hanno caratterizzato la vita degli stessi protagonisti, nella lealtà di Polluce nei confronti del fratello, o nel legame fraterno tra gli eroi omerici.

In entrambe le scene viene fatto uso dell’allegoria, e i Dioscuri rappresentano i valori della kalokagathìa, cioè la condizione dell’essere kalòs kai agathòs (bello e buono), in un’Atene dove questi valori si esprimono attraverso gli agoni atletici o la cavalleria; Achille e Aiace rappresentano invece il valore della guerra, essendo considerati tra i guerrieri più valorosi che combatterono a Troia. Sia i Dioscuri che i due eroi vengono ricordati per i loro sacrifici, la loro immortalità che trascende la vita terrena, la prestanza fisica, l’obbedienza e i valori della patria, che si esprimono attraverso la mitologia e il richiamo alla guerra. Le due scene dunque, non sono solamente delle immagini puramente decorative, ma nascondono un universo narrativo che attraverso l’espediente del richiamo letterario, esprime dei valori puramente greci e, in maniera ancora più specifica, ateniesi.

L’anfora rappresenta il culmine del lavoro di Exekias come ceramografo e ceramista, ed è uno dei punti più alti raggiunti dalla produzione della ceramica attica a figure nere.

 

Elisa Sottilotta

 

Bibliografia:

  • Bejor, M. Castoldi, C. Lamburgo, Arte greca. Dal decimo al primo secolo a.C., Roma, 2008
  • Boardman, Exekias in AJA 82, n.1, Archaeological Institute of America, pp. 11 – 25
  • A. Mackay, Tradition and Originality. A study of Exekias, British Archaeological Reports, 2010
  • Woodford, Ajax and Achilles Playing a Game on an Olpe in Oxford, in JHS, 102, pp. 173 – 185

 

[amazon_link asins=’8845425584,B00DWV9G9K,8806219103′ template=’ProductCarousel’ store=’gruppostoriav-21′ marketplace=’IT’ link_id=’0b03bde8-1257-11e9-bdaa-493c9d6b9851′]

 

Il Gruppo Storiavera non vuole in alcun modo violare la proprietà intelletuale di altri enti o il copyright. Qualora i contenuti di questo sito violassero questi diritti, il Gruppo lo ha fatto in modo inconsapevole. Per chiarimenti ed eventuali rimozioni del contenuto, si prega gli interessati di contattare il Gruppo all’indirizzo e-mail: gruppostoriavera@gmail.com

The Gruppo Storiavera doesn’t in any way violate the intellectual property of other entities or copyright. If the contents of this site violate these rights, the Group did so unconsciously. For clarifications and possible removal of the content, please contact the Group at the e-mail address: gruppostoriavera@gmail.com

You may also like

Regio VII Etruria. Stato e Sviluppo delle terre degli Etruschi in Età Romana (Parte I: Fonti Storiche e Geografia Fisica)
Il Vulcano: croce e delizia di Pompei
I tesori del Sichuan

srsolivagus

Lascia un commento