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Un solenne tripode, strani vapori che fuoriescono dalla terra, un certo non so che di ineffabile e misterioso: questo è l’antico santuario di Apollo a Delfi. Situato nella Focide ai piedi del monte Parnaso, per secoli è stato il centro del mondo, oltre che il protagonista di curiosi aneddoti ambientati al tempo dell’espansione macedone.

Alessandro, al pari della madre Olimpiade, credeva molto nel connubio fra responsi oracolari e vicende politico-militari. Perciò durante la spedizione contro l’Impero persiano non mancò di fare una sosta a Ilio, a Gordio, a Siwah e a Didima per propiziarsi gli dei.

E a Delfi? Le testimonianze su un’eventuale sosta ai piedi del monte Parnaso sono vaghe e frammentarie.

Plutarco[1]racconta che Alessandro raggiunse Delfi proprio durante i giorni infausti, nei quali non era permesso consultare l’oracolo. Per nulla spaventato dal divieto divino, l’ardente Macedone trasse a forza la sacerdotessa dal tempio e le strappò l’esclamazione: “Sei proprio invincibile, ragazzo!”. Ecco, Alessandro aveva ottenuto quello che voleva: una profezia favorevole alla spedizione. Questo breve racconto, di cui Plutarco non indica la fonte, lascia intravvedere la brutalità del figlio di Filippo. Pur non essendoci un esplicito commento, infatti, sembra quasi di percepire lo sdegno del religiosissimo autore di fronte a una consultazione di certo non canonica.

Anche un documento contabile accenna a un contatto fugace fra la Macedonia e Delfi[2]. Elencando i rendiconti del santuario, infatti, l’epigrafe registra una donazione di 150 filippi d’oro nell’autunno del 356 a.C. Può trattarsi di un’offerta votiva, comunque non affatto generosa!

Ancora più cauto Diodoro Siculo[3], a proposito della battaglia fra Alessandro e i Gandaridi. Per farsi coraggio, il Macedone raccontava, fra l’altro, che la sacerdotessa di Delfi lo avesse definito “invincibile” qualche anno prima. È una chiara allusione a Plutarco, ma in questo contesto ha l’aria di una voce lasciata trapelare apposta per intimidire il bellicoso popolo della penisola indiana.

In definitiva, si nota una certa riluttanza a tratteggiare la figura di un Alessandro particolarmente devoto al culto delfico tradizionale. Al contrario, gli storici vogliono trasmettere, anche attraverso la consultazione oracolare, la tendenza all’orientalizzazione di Alessandro, testimoniata dal matrimonio con Roxane, dal richiedere di essere venerato come un dio in terra… Non è un caso, infatti, che i segnali di sicura vittoria provengano da sacerdoti di santuari dislocati al di fuori della penisola ellenica, ma comunque assimilabili al culto greco.

 

Alessandra Martinello

 

[1]Plut., Alex., 14.6-7.

[2] CID II 76, Col II, II.10-11.

[3]Diod. XVII 93.4.

 

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