Copertina del libro di Michael Scott.

 

«[…] La nostra comprensione del mondo antico e, vorrei dire, dell’umanità stessa, è incompleta se non si conosce Delfi
Così Michael Scott scrive nelle pagine introduttive del suo libro su Delfi, una trattazione che si propone di ricostruire la storia di Delfi dai primordi all’età dell’oro, fino all’età moderna. L’autore fornisce sin dall’inizio un manifesto chiaro della sua ricerca: egli intende ricostruire il contesto generale, non limitandosi all’analisi di singoli aspetti, attività, periodi storici e fonti. Il fine è quello di vedere Delfi, attraverso un approccio congiunto, «come la vedevano e capivano gli antichi», e comprendere  in che modo il santuario sia divenuto nel tempo il centro del mondo antico. Il testo si articola in più capitoli, seguendo uno schema cronologico, secondo le varie fasi storiche del sito.

La prosa di Scott, semplice e chiara, combina un sapiente uso delle fonti a una bella capacità narrativa: è soprattutto questo il pregio principale del libro, tale da rendere il testo accessibile ad un pubblico ampio, e una lettura scorrevole e interessante. Il rimando a un autore antico poco conosciuto si alterna all’esposizione dell’aneddoto più curioso, e all’enunciazione lineare delle problematiche storiche, come la ricostruzione della storia di Delfi dai suoi inizi, o del funzionamento dell’oracolo. In uno dei primi capitoli Scott evidenzia giustamente le nostre difficoltà nel comprendere la mentalità antica, e il suo atteggiamento verso la divinazione. La Pizia delfica deve essere vista, per l’autore, non tanto come un «servizio di predizione del futuro», ma come un «meccanismo per la creazione di senso».

Il testo di Scott avanza continuamente interrogativi: cosa dicono le fonti? Quale immagine è possibile ricostruire dalle varie testimonianze, e quanto articolata e veritiera? In presenza di notizie tanto eterogenee, come nel caso degli inizi di Delfi, come occorre procedere? Emerge così l’importanza di contestualizzare le varie testimonianze, e vedere, ad esempio, il mito come un prodotto del suo tempo, ed il suo ruolo all’interno della ricostruzione della memoria collettiva. L’autore non manca di fare riferimento agli studi più recenti, e al dibattito esistente sull’interpretazione di un fatto storico. Per la storia di Delfi e delle sue attività di culto Scott tiene conto sia della letteratura antica sia dei dati forniti dai rinvenimenti archeologici. Ad esempio egli delinea l’importanza di discernere l’immagine di una Delfi arcaica, come appare nella letteratura, dalla Delfi reale, come emerge dai resti archeologici. Al contempo, Scott non manca di tracciare possibili nessi fra fonti letterarie e l’archeologia per altri aspetti della storia di Delfi, mentre in altri punti l’autore si interroga su come procedere in assenza di prove archeologiche.           
La trattazione si presenta dunque come un dialogo continuo con il suo lettore, esperto o meno della materia trattata: questo non importa perché Scott fornisce ogni dato necessario per l’analisi del singolo caso storico. Questo dialogo si rivela così nel corso dei vari capitoli, dinamico e coinvolgente. Un’ulteriore nota di pregio è soprattutto data dalla presenza di una sezione dedicata alla storia più recente del sito. Attenzione è data ai primi  Delphiens, gli studiosi dediti a Delfi, e a una breve rassegna della storia degli scavi. Il libro, di facile consultazione, si presenta nel complesso ben curato ed esaustivo nell’analisi delle fonti primarie e secondarie;  non mancano alla fine di ogni capitolo note di approfondimento con diversi riferimenti bibliografici. Nelle ultime pagine è presente anche una brevissima guida sul sito e sul museo di Delfi, con un elenco dei ‘‘pezzi forti’’che l’autore consiglia di vedere nel corso di una visita.

Il libro di Michael Scott è disponibile in italiano in una buona edizione economica curata da Laterza. La traduzione del testo in inglese è a cura di Daniele A. Gewurtz.

 

Chiara Battisti

 

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