Fabbriche di Careggine, il paese fantasma (foto presa da https://it.m.wikipedia.org/wiki/File:Fabbriche_di_Careggine.jpg utilizzando la ricerca avanzata di Google per le immagini utilizzabili e condivisibili liberamente, anche a scopo commerciale).

 

Ci troviamo in provincia di Lucca, nel cuore della Garfagnana, con più precisione a Vagli Sopra (comune di Vagli Sotto). Citando questa zona, è interessante ricordare la presenza di un lago artificiale formato nel 1947 con lo sbarramento del fiume Edron tramite innalzamento di una diga, e che nasconde al suo interno un piccolo borgo sommerso, Fabbriche di Careggine, fondato presumibilmente nel XIII secolo. L’ultima volta è stato svuotato nel 1994. Recentemente si è molto parlato di un possibile nuovo svuotamento, specie in seguito alla notorietà acquisita grazie ai lavori messi in atto dall’amministrazione comunale, in particolare la realizzazione del famoso ponte tibetano e del parco cosiddetto ‘’dell’onore e del disonore’’.

Già in epoca preromana, l’area era abitata dai Liguri Apuani, che le fonti (primo tra tutti Livio) descrivono come un popolo dotato di fierezza, sobrietà, robustezza e resistenza alla fatica. Essi occupavano parte dell’Appennino ligure e tosco-emiliano e le Alpi Apuane, estendendosi dalla valle del Vara (Spezia), fino alla Media valle del Serchio (Lucca), quindi tra le attuali Lunigiana, Versilia e Garfagnana. Come si dice in dialetto vaglino, a cui i paesi limitrofi attribuiscono una certa particolarità ed incomprensibilità, ‘’eravamo pastori, eravamo transumanti’’: i Liguri Apuani, infatti, erano dediti perlopiù alla pastorizia e alle attività ad essa legate, quali la vendita di ovini e la produzione di formaggi, oltre alle attività agricole, comunque limitate a causa della rigidità degli inverni.

Fin dal III secolo a.C. gli Apuani si opposero all’espansionismo romano e, in seguito alla traversata di Annibale, si allearono con Cartagine nel corso della II guerra punica. Dopo la disfatta cartaginese, gli Apuani presero essi stessi le armi contro i Romani, che attaccarono a Pisa nel 193 a.C., data di inizio di un lungo periodo di scontri. Nel 186 poi, mostrandosi valenti guerrieri, passarono alla storia per la dura sconfitta inflitta al console Quinto Marcio Filippo, dopo aver attirato le sue legioni tra le strette gole delle montagne della zona. L’entusiasmo della loro riuscita, però, fu destinato a spegnersi presto: intorno al 180 a.C. gli Apuani furono definitivamente sconfitti e, stando alle parole di Livio, un totale di circa 47 mila persone (divise in due scaglioni di due anni successivi) venne deportato nel Sannio. Si tratta di cifre trionfalistiche, e sicuramente alcune comunità sopravvissero ancora. Tuttavia, è interessante menzionare la vicenda secondo cui, con la successiva colonizzazione dell’area vaglina costituita da prigionieri di guerra e voluta dai Romani stessi, data la mancanza di risorse necessarie per sopravvivere dovuta alla scarsa fertilità di un terreno da anni incolto, avvenne una notevole trasformazione: la celebre esportazione dalla Persia del castagno, ad opera dei Romani.

LA FANCIULLA DI VAGLI

È in questo contesto che agli inizi di ottobre 2008, alla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana viene segnalata la presenza di materiale archeologico in località Murata, a Vagli Sopra (LU). Si esegue dunque un intervento d’urgenza, e gli scavi si concludono nel novembre 2009: il rinvenimento principale è un reperto antropologico soprannominato ‘’la Fanciulla di Vagli’’. Si tratta di un corpo femminile, cremato e posto, insieme al corredo, in un’urna cineraria all’interno di una tomba a cassetta, tipica della cultura ligure-apuana: sei lastre in marmo locale, di cui quattro fanno da pareti, le rimanenti costituiscono fondo e coperchio. Soltanto due lastre, quella orientale e quella settentrionale, sono state rinvenute nella posizione originale: quella occidentale e quella di fondo, cadute, sono state rivenute in due pezzi, completamente mancanti, invece, le altre due. La sepoltura risulta in connessione con una struttura ellissoidale di pietre infisse nel terreno: primo caso studiato in Garfagnana. I resti dell’incinerazione sono collocati in un’olla globulare di argilla depurata prodotta al tornio, decorata con fasce parallele rosse. L’olla aveva probabilmente funzione alimentare. Una coppa a vernice nera con piede ad anello e vasca emisferica ne fa da copertura: sprovvista di anse, proviene dall’Etruria Settentrionale. L’olla conteneva oggetti appartenenti al corredo personale, tra cui armille, spirali in filo d’argento, anelli in bronzo e in argento e numerosi grani d’ambra, oltre ad una fuseruola in steatite buconica e oggetti per l’abbigliamento, quali borchie, un fermaglio per cintura in bronzo, una fibula in argento del ‘’tipo apuano III’’, ben sette fibule in bronzo di ‘’tipo apuano II’’ con arco a foglia d’alloro e una fibula in bronzo con arco foliato. Le caratteristiche della sepoltura e degli oggetti rinvenuti permettono di datarne i resti ad un periodo compreso tra il 200 e il 180 a.C., durante le fasi finali della guerra contro i Romani, che avevano ormai preso il sopravvento. I resti scheletrici combusti sono stati oggetto di indagine da parte della divisione di Paleopatologia dell’Università di Pisa: i frammenti ossei, in buono stato di conservazione, ammontano a un peso totale di 591 grammi. La quantità dei resti, come accertato dall’analisi, corrisponde a quella originariamente deposta nel cinerario e sono presenti tutti i distretti ossei, ad eccezione dei denti, di cui si conservano solo cinque radici. La temperatura di combustione si aggira probabilmente tra i 500 e i 700°C. Attraverso lo studio della dimensione delle ossa e delle caratteristiche dell’individuo, si è stabilito come la fanciulla coprisse un’età compresa tra i dodici e i quattordici anni; inoltre, data la presenza di un ricco corredo contenente determinati tipi di oggetti, si è ipotizzato che ella potesse rivestire un ruolo influente all’interno della comunità. In seguito al restauro, che ha riguardato materiali in metallo (pulitura chimica e meccanica), ceramica e ambra, nel 2011 si è tenuta una prima mostra di presentazione presso il meraviglioso Museo Nazionale di Villa Guinigi di Lucca. Dal 2013, la Fanciulla riposa presso il museo monotematico inaugurato a Palazzo Verdigi, a Vagli Sopra.

 

Francesca Buonamici

 

Il Gruppo Storiavera non vuole in alcun modo violare la proprietà intelletuale di altri enti o il copyright. Qualora i contenuti di questo sito violassero questi diritti, il Gruppo lo ha fatto in modo inconsapevole. Per chiarimenti ed eventuali rimozioni del contenuto, si prega gli interessati di contattare il Gruppo all’indirizzo e-mail: gruppostoriavera@gmail.com

The Gruppo Storiavera doesn’t in any way violate the intellectual property of other entities or copyright. If the contents of this site violate these rights, the Group did so unconsciously. For clarifications and possible removal of the content, please contact the Group at the e-mail address: gruppostoriavera@gmail.com

You may also like

Regio VII Etruria Stato e Sviluppo delle terre degli Etruschi in Età Romana (Parte III: Demografia e Urbanizzazione)
Regio VII Etruria Stato e Sviluppo delle terre degli Etruschi in Età Romana (Parte II: Divisione Amministrativa e Sistema Viario)
La datazione delle tragedie euripidee: quando il greco si tinge di giallo

srsolivagus

Lascia un commento