Venezia (foto presa da https://pixabay.com/it/venezia-italia-italiano-barca-2222510/ utilizzando la ricerca avanzata di Google per le immagini utilizzabili e condivisibili liberamente, anche a scopo commerciale).

 

Da sempre siamo abituati a far risalire le origini di Venezia ai primi del V secolo,  a seguito della fuga della popolazione dalla terraferma per sottrarsi all’attacco degli Unni. Secondo molti studiosi i primi segni di vita della città si trovano sulla Riva Alta, quella che noi oggi conosciamo come Rialto e sembrano farsi risalire al 25 marzo del 421 con la consacrazione della chiesa di San Giacometo sul Canal Grande. Studi più recenti hanno però modificato la datazione, dimostrando che la chiesa di Rialto è più tarda pare risalire al 1100, lasciando così il primato a San Marco, consacrata nell’828 dopo Cristo.

Il mistero della datazione della città lagunare si infittisce quando gli archeologi della Colgate University di Hamilton, negli Stati Uniti, pubblicano i risultati di uno studio che cambia l’idea stessa che abbiamo da sempre avuto della Serenissima.
La scoperta è l’importante ritrovamento avvenuto a 4 metri di profondità (circa) sotto il mosaico della Basilica di San Marco: due noccioli di pesca.
Si esatto stiamo parlando dei resti due pesche consumate e buttate circa 1300 anni fa.

Questo sensazionale ritrovamento sposterebbe indietro di almeno 180 anni la costruzione della città.
La cronologia dei noccioli di pesca è sicura poiché il nucleo cresce in un anno e la datazione al carbonio 14 ne semplifica lo studio. L’esame eseguito dalla Colgate University ha certificato che i due reperti rinvenuti sotto San Marco risalgono fra il 650 e il 770 dopo Cristo, e sono quindi di quasi due secoli più vecchi della basilica stessa.

Una scoperta, definita dallo stesso ricercatore Albert Ammerman, “da jackpot”, che apre ora le porte a nuove analisi e ricerche. Intorno ai due semi sono stati infatti trovati anche frammenti di ceramica e metallo: sedimenti creati dall’uomo, “la prova che già al tempo si stava cercando di riempire i corsi d’acqua per creare terra abbastanza asciutta per costruire la città”, sostiene l’archeologo.

In attesa dei risultati della nuove scoperte, Venezia continua a stupirci e ad essere avvolta in un alone di mistero.

 

Stefania Marsango

 

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