Pittore di Pentesilea, kylix a figure rosse con apoteosi di Teseo (foto presa da https://commons.wikimedia.org/wiki/ utilizzando la ricerca avanzata di Google per le immagini utilizzabili e condivisibili liberamente, anche a scopo commerciale).

 

La supremazia che ha caratterizzato la civiltà greca nel corso dei secoli è stata determinata da una serie di processi di colonizzazione e influenze che ha permesso all’intero Mediterraneo di respirare – direttamente o indirettamente – gli aspetti di quella che viene considerata la culla della civiltà. In archeologia, il profilo di una civiltà si sviluppa nel luogo in cui ha avuto origine o nei luoghi in cui ne sono stati importati i valori, ma si estende anche ai territori che in maniera meno evidente hanno comunque beneficiato di un incontro. L’antica città di Spina, presso le coste settentrionali dell’Adriatico e all’interno dell’area dell’Etruria Padana, ne è un esempio: sebbene ancora oggi siano moltissimi gli enigmi relativi alla nascita della città e i suoi numerosi elementi sociali e culturali, è certo il contatto con i Greci, soprattutto grazie alle numerose evidenze archeologiche che in questo caso si traducono con la fortunata presenza di ceramiche attiche deposte all’interno delle tombe.

Spina, fondata nel 540 a.C. circa, è nelle fonti greche definita polis hellenìs ( = città greca), e questa definizione storiografica ha fatto pensare alla possibilità che fosse una colonia, come quelle della Magna Grecia e della Sicilia, direttamente fondata dai Greci, dove si parlava greco e si viveva alla greca. Osservando quello che è emerso dagli scavi della città (che oggi corrisponde al territorio compreso tra le valli di Comacchio, vicino Ferrara), si capisce invece che a Spina si parlava greco ma anche estrusco, che si organizzavano simposi, che nelle tombe venivano deposti vasi greci ma la composizione del corredo assomigliava di più a quella etrusca, ed etruschi erano anche i vasi di produzione locale trovati nelle deposizioni. Si potrebbe dire, dunque, che Spina più che polis hellenìs fosse una città dell’Etruria Padana in cui era stato possibile instaurare un grandioso clima di multiculturalità e multietnicità, dove insieme agli Etruschi sicuramente si trovava anche qualche Greco, ma Spina non era sicuramente una colonia. Era il porto fondamentale dell’Adriatico, una porta verso il Mediterraneo, sul quale le altre città dell’Etruria Padana basavano l’intero sistema di scambi commerciali che si esprimevano soprattutto attraverso i vasi attici, distribuiti per tutta la regione. L’immensa quantità di vasi a figure nere e a figure rosse ritrovata nelle deposizioni di Spina e tra i resti delle abitazioni è oggi ammirabile presso il Museo Archeologico Nazionale di Ferrara, “la più bella collezione al mondo di vasi attici dell’epoca tra il 480 e il 400 a.C.” secondo il prof. J. D. Beazley, grande studioso ed esperto di ceramica e iconografia greca che proprio presso il museo di Ferrara negli anni ’50 studiò dettagliatamente delle ceramiche attiche della città.

I vasi presenti a Spina si datano prevalentemente tra la fine del VI e la metà del IV secolo: in questo periodo Atene e l’Attica sono le protagoniste della produzione vascolare prima con la tecnica a figure nere e successivamente con quella a figure rosse, attraverso le quali vengono riprodotte scena di vita quotidiana, vengono illustrate le grandi opere letterarie dell’epoca, o con delle operazioni di propaganda si approfitta del mezzo vascolare per far viaggiare dei messaggi attraverso il graffito di un ceramografo. Spina non è immune dal fascino della ceramica attica, e sebbene agli inizi del V secolo a.C. la tecnica delle figure nere si avvicina al tramonto, è con i monumentali vasi a figure rosse che i Greci attirano gli Spineti. I dati che abbiamo a disposizione riguardo la città di Spina, non ci permettono di conoscere molto riguardo il volto della città, poichè le scarse informazioni hanno permesso di ricostruire solo in parte la struttura urbana. Vero oggetto di studio sono le due necropoli di Valle Trebba e Valle Pega (oggi identificate tramite le due valli, anticamente si trattava di una sola necropoli di cui si possono riconoscere differenze cronologiche seppure nella loro continuità): gli scavi iniziarono a partire da 1922 per Valle Trebba e dal 1954 per Valle Pega, con la scoperta di oltre 4000 sepolture complessive in entrambe le aree.

Nel corso di questi anni numerosi e validi studiosi si sono consultanti per offrire un punto di vista sulla produzione vascolare attica e in che modo questa venisse compresa e reinterpretata dal popolo etrusco. All’interno dei corredi delle tombe spinetiche si trovavano generalmente vasi monumentali a figure rosse rappresentati da grandi crateri, utilizzati come contenitori per il vino, le kylikes, cioè le coppe da cui bere, o altre forme vascolari adatte alla libazione come le oinochoai, le lekythoi (queste soprattutto a figure nere) o bicchieri (è stato osservato che i Greci erano in grado di imitare delle forme tipicamente etrusche rendendole “attiche” tramite la decorazione a figure, in modo da essere più appetibili per il mercato etrusco); ai vasi attici si aggiungevano vasi di produzione locale che richiamavano il consumo della mensa, quindi numerosi piatti e coppe. L’intero corredo sembrava riprodurre negli elementi vascolari il simposio e costituiva dunque il tesoro rituale con il quale il defunto viaggiava verso l’aldilà: spesso, infatti, i grandi vasi figurati venivano conservati per generazioni tra i membri di una famiglia e poi venivano scelti per essere appositamente deposti all’interno delle tombe, insieme al rappresentante di quella stessa famiglia.

Grazie alla potenza delle immagini, gli Etruschi di Spina affinano la propria identità culturale, sebbene questa venga modellata anche su vasi che provengono da una realtà diversa, con una tradizione opposta e parlante un’altra lingua. Nell’atto della vendita tra Greci ed Etruschi di Spina, la scelta delle immagini è successiva a quella della forma vascolare, che sembra invece più interessante per gli Spineti, perchè più funzionale (il vaso infatti non è un oggetto d’arte, ma è un elemento d’uso nella vita quotidiana), ma le figure rappresentate come decorazione e quello che raccontano contribuiscono ad aumentare l’immaginario di una società che apparentemente non possiede quei valori narrati sulla superficie del vaso, ma che in qualche modo può farne propri grazie a una rilettura. Spiccano soprattutto immagini che richiamano l’ambiente dionisiaco con protagonisti Dioniso, Arianna, satiri e scene di simposio, ma non mancano anche scene di Amazzonomachia, Centauromachia e Gigantomachia, e in generale scene in cui il protagonista è il mito, come rappresentante di valori e di tradizioni storico culturali che si confondono tra la mitologia e la storia. A Spina arrivano opere di rinomati pittori di Atene: ne sono un esempio la grande kylix del Pittore di Pentesilea in cui all’interno sono rappresentati Zeus e Ganimede, o l’anfora del Pittore di Berlino, decorata con i leoni ruggenti, o ancora dello stesso pittore, l’anfora panatenaica. Lo studio relativo alla ceramica attica conservata a Spina ci permette di conoscere due diverse civiltà attraverso il concetto della ricezione: in che modo una città etrusca si avvicina così fermamente al mercato greco e in che misura i Greci interagiscono con una realtà diversa dalla loro, che però, a differenza di qualsiasi colonia da loro fondata, mantiene una propria identità, sebbene quest’ultima sia comunque definita attraverso molteplici sfumature e influenze esterne. Spina è certamente una città etrusca, ma le sue caratteristiche fanno sì che la metodologia archeologica si spinga verso la misura della ricezione di modelli greci – che sono quelli più celebri – in un territorio etrusco, senza dimenticare comunque l’impatto che ha avuto nel nostro caso la ceramica attica in altri centri dell’Etruria Padana. Ci sono ancora moltissimi tasselli della storia di Spina che devono essere ordinati per determinarne l’intero complesso, e molti altri progressi devono essere portati avanti sull’intero sistema Mediterraneo che ha caratterizzato i commerci del V secolo e le relazioni tra le civiltà: nel frattempo, i preziosi tesori di Spina elegantemente esposti al Museo Archeologico Nazionale di Ferrara, ci parlano come simboli dell’unione tra due comunità.

 

Elisa Sottilotta

 

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