Foto del Vesuvio visto da Pompei (foto di S. Ippolito)

 

Molti in passato, dalla sua scoperta avvenuta nel 1748 a opera di Carlo III di Spagna dopo il ritrovamento della vicina Ercolano, si sono chiesti come mai una città come Pompei sia stata costruita proprio dove è collocata ora. Ovvero alle pendici di un vulcano considerato da molti spento, da alcuni un gigante che dorme, da altri ancora una montagna buona, ma dai vulcanologi esperti ancora attivo, nonostante non erutti ormai da molti anni. In effetti, le recenti attività dei Campi Flegrei, vale a dire le numerose piccole scosse registrate qui come alle pendici del Vesuvio, sono una prova palese che l’attività di questo vulcano e del suo distretto sono tutt’altro che cessate.  Una delle tante domande che si sono posti innumerevoli archeologi, studiosi, lo stesso Amedeo Maiuri, uno dei maggiori studiosi di Pompei, è proprio questa: perché fu stato scelto proprio questo terreno per edificare una città? La risposta è nel terreno e nella sua composizione. Il Vesuvio ha iniziato la sua attività molti anni prima della comparsa dell’uomo sulle sue pendici, esattamente due milioni di anni fa, durante la formazione della catena appenninica; l’attuale forma del vulcano è il risultato del continuo susseguirsi, nel corso di 25mila anni, di eruzioni esplosive ed effusive[1]. L’ultima importante e significativa eruzione risale al 1944, circa 200 anni dopo la scoperta di Pompei. Proprio il vulcano, con le sue ceneri e il materiale prodotto dalle eruzioni, ha ricoperto i terreni circostanti. Inizialmente si pensava che questo terreno fosse inospitale e arido per l’uomo; errore grossolano. Il suolo vulcanico è un “suolo vivo”: grazie al Vesuvio, il terreno è il più ricco di minerali al mondo, sono presenti ferro, potassio, fosforo e silice, caratteristiche che lo rendono fortemente fertile, quindi adatto alle coltivazioni. Ovviamente il motivo di tale insediamento della città di Pompei non risiede solo nella fertilità del terreno, bensì nell’acqua carica di minerali, estremamente nutriente, senza dimenticare le fonti termali figlie dell’attività vulcanica secondaria. Quindi non c’è da stupirsi se Pompei è stata edificata proprio sulle pendici di un vulcano, perché i cittadini potevano godere di tutte le comodità possibili: cibo genuino da portare in tavola, acqua nutriente e relax alle terme; insomma, un lusso. L’unica vera sfortuna è che tutta l’opulenza, la bellezza e pure gli abitanti di Pompei sono stati sepolti, nel 79 d.C., sotto ben cinque metri di pomici emesse proprio da quel vulcano che rendeva la vita così agiata. Ora possiamo ritenerci fortunati che qualcuno l’abbia trovata così quasi per caso, perché giorno dopo giorno possiamo rimanere abbagliati e incantati dalla magnificenza di questa antica città, ma soprattutto possiamo fare tesoro di un’importante lezione: Madre Natura dà ma, quando vuole, sa pure come togliere.

[1] Eruzioni effusive: caratterizzate da magma con basso contenuto di gas e abbondanza fluido, generano flussi di lava che scorre verso valle.

Eruzioni esplosive: il magma è molto viscosa e ricco in gas e dà luogo all’espulsione di pomici, ceneri e lapilli e frammenti del condotto vulcanico, misti a gas incandescenti, che possono arrivare anche a lunghe distanze.

 

Susanna Ippolito

 

Bibliografia

INGV Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia

Osservatorio Vesuviano

Parco Nazionale del Vesuvio

G. Fiorelli, 1873, Gli scavi di Pompei dal 1861 al 1872, Napoli 1873

 

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