Busto di Euripide. Musei Vaticani, Roma (foto presa da Wikipedia utilizzando la ricerca avanzata di Google per le immagini utilizzabili e condivisibili liberamente anche a scopo commerciale).

 

“Semplice è il discorso che si basa sulla verità”[1] scriveva Euripide. Questo aforisma purtroppo non è sempre valido, come si accorge ben presto chi vuole indagare sulla data di composizione delle tragedie di Euripide stesso.

Per gettare qualche spiraglio di luce su questa intricata questione gli studiosi hanno delineato criteri esterni ed interni. Un primo criterio esterno è costituito dalle ceramiche e dalle pitture vascolari. Tuttavia i risultati ottenuti sono piuttosto modesti[2]. Gli studiosi si appellano, inoltre, ai brevi riassunti (hypothéseis) forniti da Aristofane di Bisanzio in età ellenistica, soprattutto per collocare nel tempo le tragedie appartenenti alla prima produzione euripidea. Qualche esempio? L’Alcesti si pone ai tempi dell’arconte Glaucone, nel 438 a.C. Successiva la Medea: durante l’arcontato di Polidoro, nel 431 a.C. Per quanto riguarda l’Ippolito, esso si data pure con sicurezza al 428 a.C. Un ulteriore criterio esterno è costituito da scholia e da altre fonti di commento alle tragedie stesse. L’Oreste è stato datato al 408 a.C. con buona approssimazione, proprio grazie a due annotazioni a margine[3]. Un’altra fonte utilizzata dagli studiosi risulta l’opera storiografica di Claudio Eliano. Le Variae Historiae forniscono, infatti, un’ulteriore conferma della datazione delle Troiane al 415 a.C., durante la novantunesima Olimpiade. Talvolta possono risultare utili per la datazione pure notizie fornite consapevolmente o inconsapevolmente dall’autore, in primis a livello metrico, ma non solo[4]. I drammatici eventi della guerra del Peloponneso ben si adattano, infatti, a una riproposizione più o meno velata sulla scena tragica e costituiscono, quindi, un ulteriore indizio per la datazione. L’ Ecuba, primo dramma di argomento troiano, dovrebbe risalire alla conclusione della fase archidamica della guerra del Peloponneso (431-421 a.C.)[5]. Alcuni studiosi circoscrivono ulteriormente il periodo: successivo all’ Ippolito (428 a.C.), precedente o contemporaneo alle Supplici (423/22 a.C.). In conclusione, gli addetti ai lavori propongono il 424 a.C. come anno di rappresentazione. Ricca di spunti politici risulta anche le Supplici, dal cosiddetto “elogio di Atene” alla feroce invettiva contro i demagoghi. Difficile non riconoscere Cleone, promotore di una spregiudicata ideologia bellicista. Basandosi su queste allusioni, la maggior parte degli studiosi data con sicurezza[6] questa tragedia al 424 a.C. e la carica, come i precedenti Eraclidi (430 a.C.), di valenze patriottiche tese a dimostrare la superiorità della democrazia ateniese sull’oligarchia spartana.

 

Alessandra Martinello

 

[1] Eur. Phoen., 469.

[2] Cfr. Avezzù G., Il mito sulla scena, Venezia 2003, pag.52.

[3] Cfr. Diggle, Euripidis Fabulae, vol III, Oxford 1984, pag. 189.

[4] Avezzù, Il mito…, pag.53.

[5] Casertano M., Nuzzo G., Storia e testi della letteratura greca, II,1, Città di Castello 2003, pag.235.

[6] Casertano, Nuzzo, Storia…, pag.236. Cfr. anche Diggle, Euripidis Fabulae, vol II, Oxford 1981, pag. 116.

 

Bibliografia

Avezzù G., Il mito sulla scena, Marsilio, Venezia 2003, pp. 52-53.

Casertano M., Nuzzo G., Storia e testi della letteratura greca, vol. II,1, Palumbo Editore, Città di Castello 2003, 235-236.

Diggle, Euripidis Fabulae, vol.II, Oxford University Press, Oxford 1981, 116.

Diggle, Euripidis Fabulae, vol.III, Oxford University Press, Oxford 1994, 189.

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