Busto marmoreo di Erodoto, copia romana (II secolo d.C.) di un originale greco risalente alla prima metà del quarto secolo a.C. (foto presa da Wikipedia utilizzando la ricerca avanzata di Google per le immagini utilizzabili e condivisibili liberamente anche a scopo commerciale).

 

Erodoto, padre della storia.

Quando inizia la storiografia greca? Per convenzione gli studiosi ritengono che il primo ad abbandonare la nebbia del mito sia stato Erodoto nel quinto secolo a.C. con le sue Storie.

Quest’opera ha come argomento principale le Guerre Persiane, terminate da poco. Scegliendo avvenimenti non troppo lontani dalla sua epoca, lo scrittore di Alicarnasso può raccogliere più facilmente le informazioni e verificarne l’attendibilità.

In questo complessa indagine, un ruolo fondamentale è rivestito da quella che Erodoto definisce autopsía, ovvero l’azione di “guardare con i propri occhi”. Azione che egli svolge visitando i luoghi delle battaglie, raccogliendo oracoli e toccando con mano le iscrizioni.

Ma purtroppo l’autore delle Storie non riesce a osservare tutto di persona. Molte volte, di conseguenza, è costretto a riportare notizie indirette, di cui ha solo sentito parlare (akoé). Non è raro che esistano molteplici versioni dello stesso fatto, discordanti tra di loro oppure del tutto inverosimili. Erodoto riferisce tutte le varianti esprimendo il proprio giudizio, in un rudimentale esercizio di critica storiografica.

I più lampanti tentativi di razionalizzazione da parte dell’autore riguardano le vicende troppo simili al mito. Ma non tutte: qualche volta, infatti, Erodoto preferisce assumere un’aura ingenua e credere a dettagli decisamente ridicoli e a retaggi di epoca arcaica.

L’eco del periodo precedente risuona anche nella concezione dell’esistenza di Erodoto. Essa può essere sintetizzata così. Quando l’uomo è eccessivamente ambizioso sviluppa una forma di tracotanza (hýbris) che induce la divinità a una punizione terribile.

Qualche esempio? Creso, re di Lidia, compie l’errore madornale di ritenersi il più fortunato di tutti mentre è ancora in vita, ma solo la morte può decretare la felicità o l’infelicità di ogni persona. Non aver tenuto conto di questo fattore gli costerà la perdita del regno[1].

Ancora più tremenda la divinità con Serse. Il re dei Persiani, dopo aver cercato di imporre il proprio dominio frustando l’Ellesponto[2], si troverà ad assistere impotente alla disfatta delle sue navi durante la battaglia di Salamina.

Alessandra Martinello

[1] Hdt., Hist., I,32.

[2] Hdt., Hist., VII, 34.

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