Domus di Amore e Psiche ad Ostia Antica (foto presa da https://it.wikipedia.org/wiki/utilizzando la ricerca avanzata di Google per le immagini utilizzabili e condivisibili liberamente, anche a scopo commerciale).

 

Chi ha bazzicato gli scavi archeologici, almeno una volta
nella vita, sa bene quanto uno degli aspetti più interessanti
(non scientifico né metodologico) sia il gossip legato a
situazioni ed intrecci amorosi che sistematicamente si
verificano durante la campagna di scavo.
Chi più chi meno, tutti gli scavi mettono in piedi delle
piccole telenovelas dai risvolti spesso molto interessanti per
la chiacchiera da piccone. Cotte, Infatuazioni, Amori e
Tradimenti condiscono il lato passionale della vita sullo
scavo colpendo prima o poi, almeno in parte, tutti coloro
che vi partecipano.
Ma come mai? Perché poche settimane bastano a creare
questo turbine di situazioni ed emozioni che sconvolgono
l’archeologo/studente, in un contesto che in teoria
dovrebbe essere esclusivamente lavorativo? Qui sotto
proverò ad illustrare alcune delle ragioni che portano al
verificarsi di tale fenomeno:

1- La convivenza h24
Inutile dire che durante le settimane di scavo la nostra
routine viene stravolta; spesso si è lontani da casa, da luoghi
e persone conosciute, catapultati in una convivenza di 24h
su 24 con persone estranee, ma che condividono la tua stessa
grande passione.
Si lavora, si mangia, si dorme, ci si lava e si esce insieme, ciò
fa si che i personaggi dello scavo siano in quel momento i
protagonisti indiscussi della tua vita. Il ragazzo con la quale
condividi la camera o l’ambiente di lavoro diventa
improvvisamente il tuo migliore amico, quello al quale puoi
raccontare tutto e che sa capirti ed aiutarti se ne hai bisogno,
il Prof. diventa quella figura paterna autoritaria o meno,
dalla quale cerchi disperatamente approvazione. Sulla base
di queste trasformazioni, anche la semplice infatuazione per
il ragazzo/ragazza che ha catturato la tua attenzione si può
ingigantire (spesso in maniera fuorviante) in un reale
sentimento d’amore che ti pervade.

2- Il tempo limitato
Spesso nella nostra vita quotidiana, la persona che ci piace è
qualcuno che incontriamo frequentemente, o che comunque
abbiamo lì a portata di mano, nella stessa università/
quartiere o città, questa situazione ci permette di rilassarci e
rinviare in eterno il “darci da fare” con codesta persona.
Sullo scavo questa culla viene meno! Lì sappiamo infatti che
abbiamo a disposizione una manciata di settimane, perché
probabilmente dopo sarà impossibile rivederla, o comunque
mai ci sarà occasione così propizia per fare colpo e portare a
casa la preda. Questa consapevolezza dell’ “ora o mai più”
unità con le eccessive dosi di alcol che accompagnano
l’archeologia ci porta ad essere più sfacciati del normale,
dichiararci e buttarci all’inseguimento della persona che ci
interessa con caparbietà e “fretta”, di qui le cantonate che
spesso prendiamo ed il famoso “scusami ma hai frainteso”.

3- L’archeologia è sentimento
L’ultimo motivo è meno pratico, comunque legato al
contesto, ma un fenomeno che indirettamente influenza i
nostri rapporti con le persone: l’archeologia e lo stretto
rapporto che si ha con essa durante uno scavo ci rendono
più sensibili, alterano il nostro essere e ci immettono in
un’atmosfera lontana dalla vita quotidiana, dove si è alla
costante ricerca di ciò che Alfieri chiamerebbe “il forte
sentire”. È proprio questo turbine di emozioni a farci sentire
il bisogno di “condividere” ed è proprio questo che spesso fa
apparire nei nostri ricordi, la storiella o l’amicizia dello
scavo qualcosa di molto più profondo e convolgente o
viceversa qualcosa di struggente se non andata a buon fine.
In buona sintesi sugli scavi si vive al 200%, e solo chi è lì va
al nostro passo, il resto del mondo ci sembrerà indietro,
isolato in una dimensione a parte; anche per questo spesso
non paleremo di ciò che ci è successo sullo scavo con gente
esterna.

Valerio Lattanzio

 

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