Sezione della Tabula Peutingeriana, raffigurante l’Italia centrale, Etruria compresa (foto presa da Wikipedia utilizzando la ricerca avanzata di Google per le immagini utilizzabili e condivisibili liberamente anche a scopo commerciale).

 

Dopo aver introdotto nell’articolo precedente le caratteristiche fisiche dell’area nota gli antichi come Etruria, ed averne elencato le principali fonti storiche, è ora il momento di proseguire nell’indagine della Regio VII mediante l’esame della sua divisione amministrativa durante il Principato Romano e della viabilità che la attraversava, e che costituiva la rete dei canali linfatici attraverso cui la ricchezza della regione poteva alimentarsi.

 

 

Divisione amministrativa

 

I limiti territoriali considerati nel presente lavoro sono quelli che caratterizzarono L’Etruria nella sua fase più stabile e definita, ovvero i primi secolo dell’Impero.

Gli albori dell’era volgare, videro infatti il riassetto definitivo del territorio una volta occupato dalla dodecapoli etrusca, inquadrato ora in una nuova regione augustea, quale parte della colossale riorganizzazione amministrava dell’intera Res Publica.

La nuova entità giuridica voluta dal primo Princeps della storia romana, era una delle più voluminose comprese nell’Italia imperiale ed includeva non solo i territori dell’Etruria storica, corrispondenti grossomodo alle attuali Toscana e Lazio settentrionale, ma anche ampie aree limitrofe, tradizionalmente appannaggio di altre popolazioni quali Umbri e Liguri (Strabo, Geographica V 2, 5)

La regione così formata andava dunque a confinare a Sud con la Regio I Latium (venendo di conseguenza a trovarsi geograficamente estremamente vicina alla stessa Roma), a Sud-Est per un breve tratto con la IV Samnium, ad Est, per oltre la metà del suo confine con la Regio VI Umbria, e poi con la VIII Aemilia, ed infine a Nord con la Regio IX Liguria.

La capitale provinciale doveva inizialmente essere localizzata a Volsinii, dove venivano anche praticate le cerimonie religiose comuni a tutti i popoli della regione; una conseguenza diretta questa, del prestigio che Volsinii Vetus, aveva rivestito durante i secoli dell’indipendenza etrusca, e che gli era valsa la qualifica di capitale “morale” di tutte le città dei Tirreni (Valerius Maximus,  Factorum ac Dictorum Memorabilium Libri IX1, 2); ad amministrare da qui la regione, era un governatore con il titolo di pretore, un incarico senza dubbio molto prestigioso, come testimoniato dalla sua assunzione onorifica da parte dell’Imperatore Adriano (Historia Augusta, Hadrianus).

Tale situazione, sebbene stabile e duratura per quasi tre secoli, subirà variazioni durante l’età bassa della storia imperiale; con la Tetrarchia dioclezianea, e poi con la riforma amministrativa costantiniana, le Regiones italiane persero infatti la loro unicità amministrativa nell’ambito dell’Impero, vennero trasformate in provincie, e poi raggruppate in diocesi, così come tutte le restanti zone soggette al dominio romano.  Durante questa sua nuova vita, all’Etruria vera e proprio vennero annesse parte dell’Umbria e dell’Abruzzo e, a partire dal primo decennio del IV secolo, la regione assunse il nuovo nome di Tuscia et Umbria all’interno della Diocesi dell’Italia Suburbicaria: l’area toscana e quella umbra erano comunque già precedentemente legate da forti legami di tipo religioso e culturale, testimoniati proprio dalla comune assemblea dei due popoli presso Volsinii di cui ci è giunta notizia grazie al celebre rescritto di Hispellum.

Durante il Basso Impero inoltre, l’Etruria continuò a subire rimaneggiamenti, venendo smembrata, intorno agli inizi del V secolo, in due nuove entità distinte, la Tuscia Annonaria e la Tuscia Suburbicaria; l’importanza degli assi fluviali nella vita amministrativa della regione è qui nuovamente riflessa dalla scelta di utilizzare il fiume Arno quale confine naturale fra le due novelle unità amministrative.

Se per la Suburbicaria la capitale sarà verosimilmente rimasta a Volsinii, la sede del governo dell’Annonaria pare invece essere stata posta a Pistoia o Firenze, la prima citata da Ammiano Marcellino, e la seconda da una legge del Codex Theodosianus (Amminaus, Rerum Gestarum Libri XXXI, XXVII 3,1; Codex Theodosianus, IX, 1, 8). In un momento imprecisato durante il V secolo poi, la seconda sembrerebbe essere stata annessa all’Emilia, andando a formare con essa una nuova regione.

Ad ogni modo, nel corso tutto l’arco della sua lunga permanenza nel sistema statale romano, l’Etruria mantenne sempre un forte senso identitario ed una sua unità tradizionale, dovuta anche alla grande prosperità di cui si trovò a godere.

 

Sistema Viario

 

Viabilità Principale

L’Etruria presentava una fitta rete stradale, tanto per garantirne un attraversamento agevole, quanto per fungere da collegamento fra i numerosi centri; l’impalcatura che sosteneva questo sistema capillare, la spina dorsale della regione, era costituita dalle grandi vie consolari romane, le arterie su cui si distribuiva la maggior parte del traffico: da Roma si dipartivano verso Nord tre di tali colossali strade, due delle quali (la via Aurelia, e la via Cassia) correvano per le piane della Regio VII per tutta la sua estensione, mentre la quarta (la via Flaminia) la attraversava solo per un breve tratto; ad esse si aggiungeva la Clodia, strada di notevoli dimensioni che serpeggiava fra Aurelia e Cassia.

Passiamo ad esaminarle nel dettaglio:

▪ La prima di queste era, come appena osservato, la via Aurelia, la grande arteria che svolgendosi lungo la costa tirrenica, conduceva da Roma sino in Liguria, passando limitrofa a tutti i principali centri romani sul litorale. L’inizio della costruzione risale al III sec. a.C. e nella prima fase la via giungeva solamente all’altezza della colonia di Pisa. Solo successivamente fu prolungata, collegandola dapprima a Luni, e poi facendola proseguire verso la Gallia.  L’Aurelia, nata per il trasporto rapido di truppe, più che per collegare i singoli abitati, tendeva a passare nelle vicinanze delle città costiere, e non a toccarle direttamente; comunque nelle vicinanze del suo tragitto si incontravano le già importanti città etrusche di Caere, Tarquinia, Vulci e Populonia, nonché i grandi scali commerciali di Cosa, Pisa e Luni.

▪ Il secondo importante percorso viario dell’Etruria augustea ed imperiale era la via Clodia, che svolgeva il suo cammino fra l’Aurelia e la Cassia ed attraversava quindi la regione nella fascia centrale. La strada partiva  da Roma, con un percorso comune alla Cassia, da cui si distaccava dopo sei miglia, per poi giungere fino a Succosa, nelle vicinanze di Lucca  dove confluiva nell’Aurelia. Questa via traeva origine nel II secolo a.C., forse anch’essa come via di penetrazione militare in Etruria, ma nonostante ciò non riuscì mai ad evolvere da uno status di un itinerario marginale rispetto agli altri percorsi. A differenzia dell’Aurelia e, come vedremo, della Cassia, la Clodia attraversava diversi centri urbani, sintomo che il suo utilizzo era prettamente indirizzato agli spostamenti a breve raggio; sul suo tracciato infatti, si trovavano vari centri di media rilevanza, fra cui si possono citare Saturnia, ma soprattutto Siena e la già citata Lucca nella parte settentrionale della regione.

▪ La terza grande strada romana era la via Cassia, che muovendo da Roma, raggiungeva Firenze fino a ricongiungersi con l’Aurelia a Luni.

La Cassia rappresentava il principale collegamento dei romani con il Nord della penisola, ed in quanto tale la sua importanza era decisiva; fu costruita con ogni probabilità durante il II sec. a.C. e, come l’Aurelia, procedeva diritta nel suo cammino, ignorando deliberatamente le città lungo il suo percorso che sono comunque di notevole interesse; la via consolare intercettava infatti Volsinii e i grandi insediamenti di Chiusi, Cortona ed Arezzo per poi proseguire verso Pistoia e Firenze.

▪ Per ultima è da citare la via Flaminia, unica fra queste strade ad essere certamente datata, al 220 a.C. ad opera del console Gaio Flaminio.

La Flaminia attraversava l’Etruria solo per un breve tratto; lasciata Roma, si dirigeva infatti a Nord-Ovest, correndo nelle vicinanze di Capena e dell’importante santuario di Lucus Feroniae, per poi perdersi oltre i confini della Regio.

Tuttavia, come per le precedenti vie consolari, il suo tracciato era totalmente rettilineo, ed i centri abitati non ne venivano toccati direttamente.

 

Viabilità Secondaria

Dalle arterie principali si dipartiva una serie numerosissima di altre strade, il cui scopo era soprattutto di fornire collegamenti fra gli abitati e che, per mancanza di spazio, non potranno essere trattate diffusamente; sarà comunque opportuno fornire alcuni cenni sul sistema in generale e presentare alcuni esempi. Occorre innanzitutto precisare che alcune di queste vie godevano di una certa importanza: fra tutte spicca la via Amerina, che potrebbe essere a buon grado considerata uno dei percorsi principali dell’Etruria meridionale. Tale via risale probabilmente al IV-III sec. a.C. e, dipartendosi dalla Cassia all’altezza di Nepi, si dirigeva verso Orte, attraversando il noto insediamento di Falerii Novi. L’Amerina è ancora un esempio di via piuttosto grande e curata, ma la maggior parte delle strade utilizzate nella Regio VII erano molto più piccole o disagevoli; questa rete viaria infatti, collegava anche altre tipologie di siti, fra cui le cave, come è attestato ad esempio per quelle di tufo di Grotta Oscura nei pressi della Flaminia. La maggior parte di esse doveva essere certamente pavimentata, ma è certo che il territorio fosse solcato da numerose “strade bianche”, cioè percorsi battuti non fabbricati dallo Stato, che però dovevano essere indispensabili in campagna e per raccordare le varie ville con i percorsi principali.

 

Nicola Luciani

 

Bibliografia

 Calzolari, L’Italia nella Tabula Peutingeriana, in Vie e luoghi dell’Etruria nella Tabula Peutingeriana, a cura di Francesco Prontera; Firenze; Olschki, 2003

 Potter, Storia del Paesaggio dell’Etruria meridionale. Archeologia e trasformazioni del territorio; Studi NIS Archeologia, 1985

 Solari, Topografia storica dell’Etruria Roma; Multigrafica 1976

Stanco, Ricerche sulla topografia dell’Etruria, in Mélanges de l’École Française de Rome 108; Roma, 1996

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