Sezione della Tabula Peutingeriana, raffigurante l’Italia centrale, Etruria compresa (foto presa da Wikipedia utilizzando la ricerca avanzata di Google per le immagini utilizzabili e condivisibili liberamente anche a scopo commerciale).

 

Con la terza parte di questa dissertazione, si conclude il nostro viaggio attraverso l’Etruria Romana. L’ultimo capitolo di questo itinerario ci porta dunque alla scoperta delle popolazioni che abitavano la regione, attraverso l’esame degli indici demografici della Regio VII, e dei principali abitati che la costellavano

 

 

Distribuzione della popolazione

Da quanto abbiamo visto nei precedenti articoli, potrà forse già incominciare ad intuirsi il quadro di una regione la cui omogeneità culturale non è riflessa da una corrispondente uniformità geografica; si è infatti notato come la stessa conformazione del territorio, in particolare i sistemi fluviali, contribuiscano a creare due macro-aree distinte, la prima comprendente grossomodo l’attuale Tuscia laziale e la seconda, molto più ampia, il resto della Regio; la differenza fra le due zone è inoltre marcata dalla disposizione degli assi viari principali che, originandosi da Roma, interessano la parte Sud molto più densamente.

La maggior parte degli abitati poi, sia andrà a concentrare lungo tali direttive, creando di conseguenza una situazione in cui l’area meridionale sarà molto più fittamente costellata di città e cittadine, rispetto al centro ed al Nord della regione, caratterizzata da ampie zone non urbanizzate; tale disparità sarà ovviamente anche dovuta all’influenza dell’Urbe, come ben evidenziato dalla concentrazione di ville suburbane nella fascia dell’Etruria ad essa più prossima.

Tuttavia, ad una maggiore concentrazione di abitati di medie e piccole dimensioni in tale area, corrisponde la presenza, a Settentrione di insediamenti più sporadici, ma anche più popolosi; le grandi metropoli d’età imperiale andranno infatti a svilupparsi nella parte alta dell’unità amministrativa, andando ad invertire il trend che era stato proprio dell’Etruria indipendente.

La disposizione e le caratteristiche degli abitati etruschi dunque, sarà imprescindibile per tracciare un quadro completo della topografia politica dell’area.

 

 

Città

Fra i motivi di vanto delle terre etrusche, gli autori antichi sono concordi nell’inserire i suoi abitati; diversi autori ce ne hanno tramandato elenchi, di cui forse il più completo è quello pliniano, specchio della situazione politica della regione nel I d. C. (Plinius, Naturalis Historia, III, 50-52):

 

1 Alsium                                                                         26 Horta

2 Amiternum                                                                  27 Luca

3 Acquae Taurinae                                                         28 Luna

4 Arretium Fidentius                                                      29 Nepet

5 Aretium Iuliense                                                         30 Novem Pagi

6 Arretium Vetus                                                           31 Perusia

7 Blera                                                                           32 Pisae

8 Caere                                                                           33 Pistoriae

9 Capena                                                                        34 Populonii

10 Castrum Novum                                                       35 Pyrgi

11 Clusium Novum                                                       36 Rusellae

12 Clusium Vetus                                                          37 Saturnia

13 Cortona                                                                     38 Sena Iulia

14 Cosae                                                                        39 Statonia

15 Faesulae                                                                    40 Suana

16 Colonia Falisca                                                        41 Forum Subertanum

17 Municipium Faliscum                                              42 Sutrium

18 Ferentium                                                                 43 Tarquinii

19 Lucus Feroniae                                                         44 Tuscana

20 Fescennium                                                               45 Veii

21 Florentia                                                                    46 Vetulonii

22 Praefectura Claudia Foroclodi                                  47 Visentium

23 Fregene                                                                     48 Volaterrae

24 Graviscae                                                                  49 Volci

25 Herbanum                                                                 50 Volsinii

 

La maggior parte dei centri era di origine Etrusca, e ben poche furono le città create ex novo dai romani; tuttavia come abbiamo osservato, il riassetto amministrativo di età augustea era destinato a sconvolgere la struttura della regione nell’età dell’indipendenza, portando alla marginalizzazione politica dei centri meridionali e al grandioso sviluppo urbano delle grandi città della fascia centrale.

L’area meridionale infatti, era stata la sede delle città-stato più influenti durante i secoli dell’indipendenza etrusca; ma la loro influenza era stata tuttavia fortemente minata dall’avanzata romana, e sotto l’Impero, pur mantenendo una certa fioritura si trovarono impossibilitate a recuperare gli antichi fasti.

Fra questi il più prossimo a Roma era Veio, al cui illustre passato etrusco si era sovrapposto il nuovo volto imposto dalla romanizzazione; al contempo integrandola economicamente e culturalmente nel sistema del suburbio dell’Urbe, e rendendola punto di comunicazione privilegiato fra i vasti territori d’Etruria e la Capitale (Strabo, Geographica V 2, 8).

Attorno a Veio si trovavano tutta una serie di cittadine una volta a lei subordinate, beneficiarie di una forte crescita dall’ottenuta indipendenza dalla città-madre sancita all’autorità romana: fra esse sono degne di menzione Capena, Falerii, Nepi, Blera e Statonia (Strabo, Geographica V 2, 8); fra queste la più importante era senza dubbio Capena, una delle cui dipendenze, Lucus Feroniae era sede del santuario dell’omonima divinità, uno dei templi più venerati dell’intera area tosco-laziale (Strabo, Gheographica V 2, 8).

Anche Nepi doveva però essere rivestita di una certa importanz,a essendo considerata, insieme con Sutri, la porta d’Etruria, punto di passaggio obbligato per i traffici diretti a Roma (Livius, Ab Urbe Condita Libri VI, 9, 3); proprio Sutri poi, doveva godere di una certo prestigio, tanto da essere inclusa d Strabone nel novero delle grandi città (Strabo, Geographica V 2, 8).

Nell’elenco del grande geografo è inoltre inclusa Volsinii, come abbiamo visto sede del governo della regione nella prima età imperiale, ruolo derivatole dalla centralità di cui la città godeva da secoli; è infatti Livio ha lasciarci diverse descrizioni delle assemblee politiche e religiose che già prima della conquista romana si svolgevano nel Fanum Voltumnae, e a cui prendevano parte delegazioni provenienti dall’intera dodecapoli (Livius, Ab Urbe Condita Libri VI, 9, 3).

Sulla fascia costiera invece, la prima grande città che si incontra partendo da Roma e Caere, insediamento inserito nei grandi traffici mercantili mediterranei attraverso il porto di Pyrgi, uno dei maggiori dell’Etruria meridionale, ricordato ancora nel V secolo da Namaziano (Rutilius Namatianus, De Reditu Suo I 223-224). Poco più a Nord, un altro grande porto era quello della città di Centumceallae, il cui ruolo commerciale fu oggetto di attenzione da parte dello stesso Imperatore Traiano, che non solo vi fece allestire il molo, ma tramutò la città in residenza prediletta per ricchi aristocratici e membri della Corte, come riportato dalle epistole di Fronto (Fronto Epistulae III 20). Sempre sulla costa, lungo la direttiva dell’Aurelia era l’emporio di Graviscae, creato dai romani per fornire la città Tarquinia di uno scalo marittimo (Livius, Ab Urbe Condita Libri XL, 29, 1).

Allo stesso modo, un’altra delle ormai ex metropoli etrusche, Vulci, a Nord di Tarquinia, avrebbe continuato a beneficiare di traffici navali attraverso il porto di Regisvillae (Strabo, Geographica V 2, 8). Ma il segno più marcato della presenza di Roma sul litorale etrusco sarà la colonia di Cosa, fondata proprio in conseguenza della sconfitta di Vulci, quale nuovo polo commerciale “romanizzato” di quest’ultima (Plinius, Naturalis Historia, III, 51).

Sempre salendo verso Settentrione poi, lungo la costa ci  troveremmo ad approcciare la colonia di Rusellae, dedotta da Augusto, promotore dello sviluppo urbano dell’abitato; Roselle, appartiene già alla fascia centrale della regione, in comunicazione diretta con i grandi centri di Vetulonia e Populonia (Strabo, Geographica V 2, 5); quest’ultima pare aver tratto la sua origine da uno degli abitati satelliti di una delle più potenti città dell’Etruria preromana, Volterra, situata a Nord di Populonia; la città era sita nell’entroterra, ma anche in questo caso erano presenti vari approdi sul Mediterraneo, che ne consentirono ottimi collegamenti con i commerci trans-marini (Strabo, Geographica V 2, 5). Fra le varie ex dipendenze di Volterra, rientrava inoltre la città di Siena, anch’essa assurta in età imperiale a nuova gloria, in virtù della posizione centrale che occupava nella regione; proprio tale colonia ci dà l’occasione di addentrarci nuovamente nella fascia interna della regione ed esaminarne la parte centrale: la prima delle antiche grandi città qui incontrate doveva essere Chiusi, tanto potente al tempo  delle guerre con Roma da permettere ai romani l’identificazione del suo Lucumone come Re degli Etruschi, ma costretta a cedere il passo, in età imperiale ad altre centri (Florus Epitomae I, 4); le tre città più importanti dell’Etruria centro-occidentale sembrerebbero infatti essere state  Perugia, Cortona ed Arezzo (Livius, Ab Urbe Condita Libri IX, 37, 12). Di queste tre quella che mantenne il suo prestigio inalterato per il maggior tempo pare essere stata Perugia, il cui ruolo di polo egemone per le terre etrusche ad Est del Trasimeno è attestato ancora da Procopio nel VI d.C.(Procopius, Bellum Gothicum V, 16, 4); la rilevanza del territorio di Arezzo è invece testimoniata dalla ripartizione in tre distinti comuni, deduzioni di età tardo-repubblicane e primo-imperiale, spie del preciso interesse da parte del potere politico nello sviluppo economico dell’area (Plinius, Naturalis Historia, III, 52).

Proseguendo da Arezzo sulla Cassia, si giunge alla zona settentrionale d’Etruria dove a breve distanza fra loro sono collocate le tre importanti città di Fiesole, Firenze e Pistoia; proprie le ultime due, come abbiamo visto, avrebbero svolto in età tardo-antica il ruolo di capitali della Tuscia Annonaria, ricavata ritagliando la parte superiore della Regio VII. Alla stessa altezza, ma tornando nuovamente sulla fascia costiera ci imbattiamo nella ricca colonia di Pisa (Strabo, Geographica V 2, 5), dominatrice dei traffici mediterranei attraverso il suo sbocco marittimo di Portus Pisanus, identificato probabilmente con l’abitato di Triturrita decantato da Namaziano (Rutilius Namatianus, De Reditu Suo I 526-532). Continuando lungo l’Aurelia verso Nord, veniva Lucca, altra città estremamente popoloso in età romana (Strabo, Geographica V 2, 5), ed infine il grande polo di Luni, celebre tanto per le sue cave di marmo che per i suoi commerci marinari (Strabo, Geographica V 2, 4); l’ultimo baluardo settentrionale della regione augustea dell’Etruria prima di proseguire in territorio ligure.

 

Nicola Luciani

 

Bibliografia

Bosio, La Tabula Peutingeriana: una descrizione pittorica del mondo antico; Rimini ; Maggioli,1983

Calzolari, L’Italia nella Tabula Peutingeriana, in Vie e luoghi dell’Etruria nella Tabula Peutingeriana, a cura di Francesco Prontera; Firenze; Olschki, 2003

Potter, Storia del Paesaggio dell’Etruria meridionale. Archeologia e trasformazioni del territorio; Studi NIS Archeologia, 1985

Solari, Topografia storica dell’Etruria Roma; Multigrafica 1976

Stanco, Ricerche sulla topografia dell’Etruria, in Mélanges de l’École Française de Rome 108; Roma, 1996

 

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