Vista su Civita di Bagnoregio, la città che muore (foto presa da Wikipedia utilizzando la ricerca avanzata di Google per le immagini utilizzabili e condivisibili liberamente anche a scopo commerciale).

 

Civita di Bagnoregio, nota anche come “la città che muore”, venne fondata 2500 anni fa dagli Etruschi, su una delle più antiche vie d’Italia, che congiunge il Tevere con il lago di Bolsena. All’antico abitato di Civita si accedeva mediante cinque porte, mentre oggi la porta detta di Santa Maria o della Cava, rappresenta quella principale, inoltre è possibile accedere a Civita anche dalla valle dei calanchi attraverso una galleria scavata nella roccia. La struttura urbanistica dell’intero abitato è di origine etrusca, costituita da cardi e decumani secondo l’uso etrusco e poi romano, mentre l’intero rivestimento architettonico risulta medioevale e rinascimentale. Numerose sono le testimonianze della fase etrusca di Civita, specialmente nella zona detta di San Francesco vecchio; infatti nella rupe sottostante il belvedere di San Francesco vecchio è stata ritrovata una piccola necropoli etrusca. Anche la grotta di San Bonaventura, nella quale si dice che San Francesco risanò il piccolo Giovanni Fidanza (il futuro San Bonaventura), è in realtà una tomba a camera etrusca. Gli Etruschi fecero di Civita una fiorente città, favorita dalla posizione strategica per il commercio, grazie alla vicinanza con le più importanti vie di comunicazione del tempo.
Del periodo etrusco rimangono molte testimonianze: di particolare suggestione è il cosiddetto “Bucaione”, un profondo tunnel che incide la parte più bassa dell’abitato, e che permette l’accesso, direttamente dal paese, alla Valle dei Calanchi. Ma cosa sono questi calanchi? Sono un fenomeno geomorfologico di erosione del terreno che si produce per l’effetto del dilavamento delle acque piovane su rocce argillose degradanti, con scarsa copertura vegetale e quindi poco protette dal ruscellamento. In parole povere sono dei profondi solchi del terreno lungo i fianchi di montagne e colline. Una zona particolarmente interessata da questo fenomeno è il centro Italia tra la Toscana e il Lazio.
In passato erano inoltre visibili molte tombe a camera, scavate alla base della rupe di Civita e delle altre pareti di tufo limitrofe che, nel corso dei secoli, furono in gran parte fagocitate dalle innumerevoli frane portate dal terreno molto fragile. Del resto, già gli stessi Etruschi dovettero far fronte ai problemi di sismicità e di instabilità dell’area, che nel 280 a.C. si concretarono in scosse telluriche e smottamenti. All’arrivo dei romani, nel 265 a.C., furono riprese le imponenti opere di canalizzazione delle acque piovane e di contenimento dei torrenti avviate dagli Etruschi. Il problema dell’erosione era molto importante già a quell’epoca, quindi gli antichi abitanti di Civita misero in atto alcune opere che avevano il preciso scopo di proteggerla dai terremoti e dagli smottamenti, arginando fiumi e costruendo canali di scolo per il corretto deflusso delle acque piovane. I Romani ripresero le opere dei loro predecessori, ma dopo di loro queste furono trascurate ed il territorio ebbe un rapido degrado che portò, infine, all’abbandono della città. Ad oggi l’abitato conta 11 abitanti, ma con la messa in sicurezza stabilita dal comune piano piano sembra che Civita di Bagnoregio stia tornando in vita.
Il nome “città che muore” si addice particolarmente a questa città anticamente costruita nel tufo ma su un terreno insidioso di rocce argillose, continuamente interessate da frane e terremoti, essendo l’area del centro Italia al confine tra Lazio e Umbria particolarmente soggetta a questi fenomeni. Terremoti portati proprio dalle placche tettoniche in movimento precisamente in quella zona… ma questa è un’altra storia.

 

Susanna Ippolito

Bibliografia
Enciclopedia “Le Garzantine”, Libro 10

You may also like

L’alba della storiografia: Erodoto di Alicarnasso
Colosseo, la forma del mito (ovvero perché l’Anfiteatro Flavio è fatto così?)
Fra legno e pietra: il teatro latino in età repubblicana

Gabriele Spitaleri

Lascia un commento